No Problem!

Questo articolo si chiama “no problem” perché è il mantra che mi porterò a casa da un’esperienza che ho fatto nel gennaio del 2019, quando ho partecipato ad una delle gare più ambite nel panorama Crossfit: il Wodapalooza a Miami.

La storia: la gara era a fine Gennaio e io, Roby e il nostro amico Matt, avevamo deciso di attaccare prima qualche giorno a New York, e magari anche una mini vacanza in Giamaica.

Una premessa: io sono arrivata a NY molto stanca dagli allenamenti fatti nell’ultima parte dell’anno, dopo la qualifica alla gara, per preparami.

Durante la nostra permanenza a New York andiamo ovviamente ad allenarci nei box più conosciuti, e per farla breve durante uno di questi allenamenti, in un giorno in cui avremmo dovuto fare rest, io e Matt decidiamo di fare il programma della class che prevedeva Back Squat a salire di peso partendo da 10 reps al 50% fino ad 1 rep al 100% magari provando anche un PR.

Alla doppia al 90% la seconda rep mi cade… le gambe le sento stanche, ogni volta che vado a prendere il bilanciere di testa mi sento stanca (col senno di poi avrei dovuto stare leggera e capire che non era giornata da heavy day). Ma mi ripeto “sei stanca ma vuoi anche essere preparata per la gara quindi poche scuse e lavora!”, cosa che mi ripetevo spesso negli ultimi mesi…

Dopo qualche minuto di rest riprovo la doppia ma già nella prima quando stacco il bilanciere penso Oh mio Dio quanto pesa… ma vado… ma sono troppo veloce… venendo su dalla buca vado in stack position piena e ruoto il busto sulla destra e sento un sonoro “scrontch”.

Finisco la mia alzata, poso il bilanciere e come si dice “buona la prima” con il back squat la chiudo lì. Finisco l’allenamento con un po’ di mal di schiena.

Doccia, usciamo e inizio ad avvertire male alla gamba destra davanti (stesso lato dello scronth alla schiena), un dolore che cammina giù dall’anca fino a sopra il ginocchio. Sempre più insistente, ma sono calda e riesco a camminare bene.

Arrivo all’hotel  e faccio subito un po’ di compex, un po’ di stretching e riposo.

Dopo 1 ora quasi non mi alzo dal letto, tanto mi fa male la gamba, la schiena invece tutto ok.

Decido di cercare un chiropratico in zona per farmi trattare e in 2 minuti ne trovo uno vicino all’hotel, con posto l’indomani mattina, costo 250€, con assicurazione ovviamente. Lì per lì mi sembra un furto ma tanto è il male che nessuna cura può essere costosa.

Usciamo a mangiare proprio davanti all’hotel e appena finito di mangiare nel tentativo di spiegare e Roby e Matt come il dolore alla schiena mi sembri legato a quello della coscia mi premo la schiena… il dolore diventa talmente forte che svengo. Da qui se possibile mi preoccupo anche più di prima e inizia a scendere la lacrima per la gara…

La notte mi sveglio 1000 volte, il dolore alla gamba è forte e diffuso e non ho pace in quasi nessuna posizione, soprattutto prona o supina. Nelle varie ricerche in internet ovviamente si va dall’ernia, al tumore alla colonna, alla Cruralgia etc etc… Si lo so che non bisogna mai fare le autodiagnosi ma sei all’estero stai male e muori dalla curiosità di sapere cos’hai anche solo per capire se hai “buttato nel cesso” mesi di preparazione per una gara che non farai mai….

La mattina la gamba è sempre uguale, un male acuto, da far venire la nausea, mai avuto prima e quindi sconosciuto.

Nessuna posizione mi dà pace: nè in piedi, ne camminando, mè a letto, nè seduta.

L’indomani, quando mi presento dal Chiropratico che ho prenotato la sera prima, conosco un ragazzo di 30 anni, faccia pulita americana, sguardo rassicurante, che mi mette subito a mio agio e si fa raccontare cosa è successo.

Mi fa fare qualche test di movimento e dopo 5’ mi dice che si tratta di Ernia al Disco con protusione, la protusione ha infiammato il nervo e questo ha diramato il dolore nella gamba. Precisamente il nervo crurale, causando quindi una cruralgia.

Mi spiega bene cosa significa e sempre con un sorriso tranquillo mi fa altri test dopo i quali mi dice che la buona notizia è che  il nervo non è lesionato (in quel caso ci sarebbero voluti 6-12 mesi per guarire), quindi mi spiega “ecco cosa faremo adesso: faremo degli esercizi insieme per capire quali possono essere risolutivi per te, in modo che tu possa farli a casa da sola e velocizzare la tua guarigione”.

Quindi NON “ti tengo qui a fare non ti dico cosa, non dandoti speranza, dicendoti che devi stare ferma”… MA “ti dico che cosa faremo adesso” con una sicurezza fuori dall’ordinario (almeno per le mie esperienze) e io mi affido totalmente.

Facciamo degli esercizi di manipolazione ma non hanno esito, e quindi mi comunica una terapia meccanica.

Me la fa provare subito, una macchina che mi allunga e mi accorcia mediante trazione e consente alla polpa del nucleo vertebrale di tornar più facilmente in sede.

La terapia è non invasiva, rilassante, non fa male e ti senti subito meglio.

Terminati i 15’ mi fanno fare anche 15 minuti di elettrostimolazione alla schiena.

Al termine mi dice che:

  1. ci vediamo domani e faremo la stessa cosa;
  2. mi metterà anche il tape che vuole che metta sempre anche durante la gara (ah ovviamente nemmeno per un secondo ha messo in dubbio il fatto che io farò la gara);
  3. mi pre taglierà del tape e me lo darà così che io lo abbia sempre a disposizione (metti che dove vado non ce l’hanno);
  4. mi indicherà dei centri a Boston nella zona dove andrò così da dove continuare i trattamenti che più sono ravvicinati meglio è;
  5. mi dice come farò a capire quando sto meglio;
  6. mi insegna due esercizi di stretching che in realtà conoscevo già ma non fatti in questo modo approfondito;
  7. mi dimostra di sapere benissimo di cosa stiamo parlando quando dico Crossfit tant’è che mi consiglia gli esercizi di stretching sempre soprattutto nel overhead squat;
  8. mi dice che sia a Boston che in Italia per qualsiasi cosa gli devo scrivere una mail e lui sarà felice di rispondermi subito.

Mi dimostra che ha a cuore la mia guarigione, mi mette in carreggiata, mi fa riprendere il sorriso e la fiducia, mi da un percorso chiaro e tratta l’ernia come quello che è: una patologia molto comune che viene considerata non invalidante, che puoi curare tempestivamente anche in una settimana.

I 250 dollari meglio spesi della mia vita. Dopo 2 ore lì sono uscita sulle mie gambe, camminando con pochissimo dolore rispetto a quando sono arrivata da lui, con la serenità del sapere che ho intrapreso una cura efficace e veloce che mi rimetterà in piedi con un’ernia protusa.

Non posso certo dire di essere contenta di essermi fatta male, perché mentirei, ma questa esperienza mi ha fatto capire quanto il mindsetting sia fondamentale, in chi ti aiuta a risolvere una patologia.

Ognuno ha il suo infortunio, o le sue difficoltà motorie, che per lui possono essere considerate anche invalidanti, ma se ti rivolgi a qualcuno che ha la mentalità giusta per risolvere i tuoi problemi o i tuoi dubbi, migliorerai a vista d’occhio.

Dopo questa esperienza ho cambiato il mio box: da semplice box Crossfit lo sto trasformando in un posto dove “curiamo” le difficoltà delle persone, che possono essere il sovrappeso come la capacità di correre per più di 5’, non fa differenza.

Quello che per i nostri clienti all’inizio sono difficoltà,  diventano invece oggi parte del percorso di miglioramento.

Oggi noi qui miglioriamo davvero la vita delle persone, perché il nostro mindsetting è “no problem!, abbiamo la soluzione per te!”.

Giorgia

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